mercoledì, 25 luglio 2007
L'atmosfera era quella, proprio quella. L'idea, forse più un concetto che un'idea, era quella di passare due giorni tra musica, polvere e migliaia di persone in uno dei più grandi festival rock italiani, ItaliaWave (ex-ArezzoWave).
L'immaginazione galoppa subito verso universi lontani oltreoceano, Woodstock, Monterey, Isola di White e chi più ne ha più ne metta ma siamo in Italia e bisogna accontentarsi di spazi un pò meno poetici come la zona industriale di Sesto Fiorentino in provincia di Firenze.


Leningrad (Russia) 21.07.2007

Hormonauts (Italia) 21.07.2007

Vinicio Capossela (Italia) 21.07.2007

My Awesome Mixtape (RockIt) 22.07.2007

Malfunk (Italia) 22.07.2007

Leningrad (Russia) 22.07.2007

Julie Feeney (Irlanda) 22.07.2007

Dj Click (Francia/Marocco)
22.07.2007

Bob Gedolf (Irlanda)
22.07.2007

Carmen Consoli (Sicilia) 22.07.2007

Il castello di Lunghezza
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categoria:woodstock, , vinicio capossela, cappello a cilndro, italiawave
domenica, 08 luglio 2007
E' bello avere conferma di come la dimensione live sia completamente diversa, sia qualcosa di unico. Ci sono artisti che dal vivo danno emozioni, sensazioni irripetibili in studio. Ultimamente mi è capitato di assistere ad un pò di bei concerti di artisti non necessariamente "famosi" ma eccezionali con un alone addosso, un alone live indiscutibile.
Partirò dal più recente... ieri

Areamag (Gabriele Ortenzi) @ FaraNight 7.7.07
Al FaraNight su un terrazzo che si trasforma in un palco nel cuore della Sabina ogni anno 7/8 gruppi si alternano mentre giù una folla trasudante alcol, ogni anno sempre più numerosa e molesta, si accalca per raccogliere un pò di salsiccia, bruschetta. Ieri sera faccio appena in tempo a sedermi sull'erba che Grabriele (Areamag) inizia la sua versione allucinata della "Legge dello Spazio Condiviso" solo voce, una voce che riproduce ogni suono, basta una piccola valigetta gialla collegata all'amplificazione e inizia un delirio vocale, si registra, registra i suoi suoni e poi li rimanda come base e su quelli canta e ancora registra e ricanta per sette o otto minuti giù i volti ancora lucidi e meno affamati rimangono affascinati e riesco in tempo a registrare qualcosa perchè quello che è successo non accadrà mai più.

Cappello a Cilindro @ Settimo Senso 5.7.07
I Cappello a Cilindro ormai li conosco da più di due anni, li conosco talmente bene ormai mi considero un fan... ma ogni volta che vado ad un loro concerto non riesco a non rimanere stupito vedendo quello che combinano sul palco. Mi diverte un sacco vedere che fanno mai un pezzo uguale al concerto precedente o al disco. Non lo fanno appositamente... semplicemente non si regolano! Li vedi che si guardano e ridono quando qualcuno di loro parte per la tangente, si guardano e ridono quando succede qualcosa di inaspettato ed è spettacolare vedere l'affiatamento di un gruppo di otto elementi, tantissimi, e l'allegria che trasmettono.

Bud Spencer Blues Explosion @ S.i.r. 4.7.07
Al Sir (Spazio Indipendente Romano), organizzato dal buon Walter Ego per l'ultimo appuntamento oltre ai Poppy's Potrait e i The Action, suonano i Bud Spencer Blues Explosion, un duo batteria e chitarra. Cesare alla Batteria, Adriano chitarra e voce. Energici, Adriano non fa un concerto senza rompere una corda. Spingono da matti, fanno di tutto, chitarra e batteria dialogano perfettamente sono una cosa e sola e se me ne accorgo io che non ho orecchio vuoldire che è vero! Al termine del concerto lo dico ad Adriano... non fare un disco che non sia Live, registralo ma solo live e lui già lo sa e ride e mi dice: "mi sto attrezzando..."
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sabato, 06 gennaio 2007
Vivendo fuori da studente/ nullatenente/ povero/ lavoratore/ organizzatore/ artista(?)/ lontano da casa mi ritrovo a non avere una macchina, un motorino, un camion, un bicicletta, una cariola, un monopattino, insomma un mezzo per spostarmi...
Volete mettere il gusto di muoversi a bordo di una Marbella scassata, senza aria condizionata d'estate, senza riscaldamento d'inverno perchè non funziona, senza sedili comodi tra le strade notturne che avvolgono l'Etna tra deserti lavici, querce paesini umidi neve vento pioggia.
Immaginate di fare tutto ciò, di farlo senza un'autoradio, senza musica, senza un cd-barra-cassetta compilation da ascoltare in solitudine al buio a 1.000 metri di altezza di un latitudine imprecisata.
Immaginate tutto e ciò e non vi risulterà difficile immaginare la crisi isterica la notte di capodanno senza l'autoradio, caduta per errore..., sotto il sedile posteriore.
La crisi isterica non è dovuta solo all'assenza dell'autoradio, se ne può fare a meno cantando, urlando, qualche canzone, la prima che viene in mente con la tua compagna di viaggio. Ti potresti anche divertire di più cantando e non ascoltando in un movimento attivo delle tua corde vocali che non sono costrette ad inseguire quelle di un "professionista" dell'estensione vocale.

1. Il problema, l'unico problema, è la memoria umana.
Il problema, l'unico problema è la memoria umana perchè (1) non posso ricordare tutte le parole delle canzoni, non ci riesco e finisco per rovinarle essendo stonato come una campana, (2) non riesco a riprodurre le distorsioni della chitarra, i battiti della batteria ecc ecc, (3) non mi godo a pieno la canzone (4) si ricordano molto più facilmente gli eventi associandoli alle canzoni. Se a distanza di mesi, di anni, di decenni riascolterò le stesse canzoni che ho ascoltato in auto durante le vacanze di natale 2006 ricorderò gran parte dei momenti passati a casa. Senza colonna sonora in auto il viaggio si perde in un angolo della mia moeria senza possibilità di essere riattivato, vallo a trovare un interruttore più efficace di una canzone.
Ovviamente non si tratta di una canzone qualunque ma di un mix, di una colonna sonora che, nel caso delle gente comune che vive tutti i giorni nella vita reale e non in un film, assume le sembianze di una compilation.

2. Piccole ossessioni natalizie part. 1
La compilation, la colonna sonora, il mix è sempre unico e varia a seconda dei periodi... ad esempio ascolta Nothing Else Matters dei Metallica quando sono andato a sbattere contro un muro con la mia Marbella, Natale 2004, e riascoltandola ricorderò oltre all'incidente tanti altri piccoli particolari di quel periodo... una canzone è un interruttore e in ogni periodo ascoltiamo canzoni diverse che associamo alle persone, ai fatti alle cose... ogni canzone che ci piace è una piccola ossessione, dura poco massimo due o tre mesi ma in casi eccezionali. Le vacanze di Natale 2006 le ricorderò per quattro piccole ossessioni natalizie... Afterhours, Quello che non c'è;
Omar Pedrini, Dimenticare palermo; Andrea Ra, Ricominciamo Adesso; Areamag, Cara.
In effetti le piccole ossessioni sono di più, due tre canzoni per ogni artista ma queste sono le prime che mi sono venute in mente...

3. Afterhours, Quello che non c'è (2002)
Ho questa foto di pura gioia/E' di un bambino con la sua pistola/Che spara dritto davanti a se/ A quello che non c'è./Ho perso il gusto, non ha sapore/Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore/Ma credo di camminare dritto sull'acqua e/ Su quello che non c'è/Arriva l'alba o forse no/A volte ciò che sembra alba/Non è/Ma so che so camminare dritto sull'acqua e/Su quello che non c'è/Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo/Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello/La chiave della felicità è la disobbedienza in se/A quello che non c'è/Perciò io maledico il modo in cui sono fatto/Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco/Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia/Quello che non c'è/Curo le foglie, saranno forti/Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti/Ma questo è camminare alto sull'acqua e/Su quello che non c'è/Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me/Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è/Fottendosi da se, fottendomi da me/Per quello che non c'è.
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domenica, 24 dicembre 2006
Ciò che era stato disprezzato come epifenomeno aberrante e irrisorio, diveniva per me una devianza generatrice di nuove tendenze. Laddove si vedevano dei fuochi di paglia, io vedevo delle eruzioni capaci di rivelare le fratture profonde presenti nel nucleo culturale delle nostre società.
Edgar Morin, Lo spirito del tempo

Immaginate la musica. Manco a dirlo. Immaginate i Beatles, i Doors, i Velvet Underground, Bob Dylan, Nirvana, Elvis Presley come "epifenomeni aberranti e irrisori" esibirsi in localetti ancora poco frequentati di Los Angeles, San Francisco, New York (Greenwich Village), Seattle.
Immaginate ad esempio quel produttore (non ricordo il nome) che poco dopo l'esibizione dei Beatles al Cavern disse che non avrebbero fatto strada. Immaginate la miopia, immaginate qualcuno incapace di vedere oltre il fuoco di paglia un'eruzione e una frattura profonda al centro della nostra cultura capace di generare un terremoto, un cataclisma culturale come il rock negli anni sessanta e settanta.
Se avete tutto chiaro, se comprendente il concetto, se siete in grado di vedere oltre, di vedere le "emergenze" del cambiamento, del modo di concepire la musica vi renderete conto che siamo in una fase simile a quella degli anni sessanta dove un produttore miope e cieco non era in grado di fermare la musica emergente e in esplosione...

1. L'agente di cambiamento
Quello che è mancato alla musica di nessuno, la musica emergente fatta solo per gli amici e i parenti e per i quattro gatti delle cantine e dei locali è stato l'agente di cambiamento, non necessariamente uno strumento, ma come nel passato il movimento sociale. Negli anni sessanta era il movimento a spingere la musica di qualità (e purtroppo anche quella di merda) ad emergere. A partire dagli anni 80 la forza propulsiva del movimento si è affievolita ma non ha mai smesso di soffiare vento in vela ed è esplosa nei primi anni '90 con il grunge per cadere nell'oblio e in anni di boy band e hippoppari con il cerotto.
L'agente di cambiamento è sempre stato il movimento sociale ma ogni volta più o meno in modo manifesto c'è sempre stata una tecnologia a basso costo, e quindi facilmente utilizzabile dagli artisti, che che ha permesso la diffusione e proliferazione della musica. Chitarra elettrica (prima fase), sintetizzatore e campionatore (seconda fase), registratore a cassette (terza fase), computer (quarta fase) e adesso inevitabilmente internet con
l'mp3 come tecnologia di produzione; il peer to peer (era Napster)come tecnologia di distribuzione; ed ora MySpace e YouTube che possono essere consierati delle vere e proprie tecnologie di promozione di contenuti multimediali perchè sfruttano a pieno le potenzialità della community andando a ricoprire quell'unico spazio di cui ancora le major possedevano la maggiorparte del controllo...
Attraverso MySpace e YouTube migliaia di band e artisti emergenti hanno trovato un sistema comodo, gratuito, semplice ed efficace per far conoscere e promuovere se stessi attraverso i principi dello scambio e della condivisione. MySpace e YouTube creano community e per la prima volta dalla nascita di internet la Community assume sempre più la forma di un movimento...
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venerdì, 15 dicembre 2006
La storia del rock e della musica sono immancabilmente legate e intrecciate a quelle di quartieri divenuti con il tempo leggendari grazie, oltre alla presenza di grandi artisti, di alcuni Locali, cioè spazi, all'interno del quale sono nate vere e proprie forme di pensiero, di modo di vedere il mondo e le note.
I locali notturni delle città come luoghi di incontro e di confronto, i caffè viennesi fine ottocento e primi del novecento, le bettole parigine, il Cavern a Londra dove si esibivano i Beatles, il FolkStudio e più recentemente a Il Locale a Roma e poi... un'infinità di luoghi unici e particolari ormai parte integrante della storia della musica.

Le storie dei gruppi, delle tendenze, dei movimenti artistici sono fortemente legati a questi luoghi che, visti sotto questa luce sembrano dei posti ideali, aperti a nuove forme di contaminazione e disposti a rischiare anche "economicamente" offrendo a tutti il loro spazio.
Occorrerebb, però, stare attenti e riscrivere queste storie bene e in maniera dettagliata perchè ciò che emerge è il meglio, quattro o cinque band leggendarie due o tre locali storici che per motivi più svariati si trovano a diventare simbolo di un'epoca.
Occorrebbe riscriverle queste storie perchè c'è un lato oscuro, grande, smisurato che copre la musica e l'arte in generale, un lato oscuro che guida e pregiudica il futuro di molti artisti. Sarebbe una storia di "cachet" mai pagati, risse, fallimenti, insulti, microfoni rotti, casse fracassate, bestimmie alle tre di notte e, in ogni caso... silenzio... silenzio perchè la storia della musica non è fatta solo di musicisti smisurati, geni ribelli. La storia della musica è scritta anche da chi ha dato loro spazio, da chi ha permesso a dei giovani talenti di esibirsi...

La storia della musica è scritta da gente testarda, coraggiosa e un pò stronza che ha pensato bene che non avendo niente da fare era giusto dare un senso alla propria vita e a quella degli altri dando anima e corpo alla musica senza sapere mettere una nota dietro l'altra, ascoltando ascoltando ascoltando, ascoltando ascoltando... la storia della musica è anche questo....

 la storia della musica è anche questo.
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categoria:francesco de gregori, doors, beatles, musica live, folkstudio, cavern
martedì, 12 dicembre 2006
Non l'avrei mai detto. Non avrei mai pensato fosse possibile... ma sono costretto ad ammettere con immenso e irrimediabile stupore che mi piace l'ultimo disco delle Vibrazioni (posso scriverlo così? o devo usare il "Le" tipo "La Sapienza". Quel "Le" un pò retrò che persino il più grande e bisontico ateneo d'Europa ha eliminato nella recente operazione di restyling.
LE Vibrazioni o Vibrazioni... chissa...?

1. Dicevo...
Non c'è un singolo pezzo da classifica. Niente. Un pò duro ma non troppo, anni settanta ma nemmeno troppo, rock ma senza esagerare. Pop ma con rispetto delle nostre cellule celebrali senza abusare, senza esagerare Le Vibrazioni di Officine Meccaniche direi che ci piacciono sopratutto dopo una conversazione avuta questa mattina con un amico che mi raccontava (voci di corridoio ovviamente) che il cantante (come si chiama...? non importa) pare sia impazzito verso la fine del 2005 perchè ormai ai concerti oltre alle ragazzine le uniche persone sane di mente che ci andavano venivano solo per prenderli in giro...
Ammetto che bisogna essere proprio molto intelligenti per spendere 20-25 euro di biglietto per prendere in giro un cantante per quanto stupido possa essere...

2. Voci di corridoio a parte...
...l'ultimo disco mi ha ricordato il concerto del primo maggio 2005. Ricordo che quando Le Vibrazioni hanno iniziato a suonare non li avevo riconosciuti, erano bravi, o almeno cosi mi era sembrato tra i fumi dell'alcol e quindi forse forse mi sbagliavo. Per capirlo dovrò ascoltare questo disco almeno altre 50 volte e nel frattempo vivendo nella capitale un concerto gratis di questi frikkettini milionari lo dovranno pure fare... e in fin dei conti credo li abbia salvati il primo pezzo, Fermi senza forma...
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categoria:vibrazioni
domenica, 10 dicembre 2006
Bassista cantautore Rock Romano. Sembra un unica grande parola e racchiude in se tutti i significati e le espressioni di Andrea Ra che oltre ad essere un grandissimo bassista come pochi in italia è un cantautore talmente rock da farsi cacciare dalla Mescal è soprattutto Romano con la R maiuscola...

1. Locanda Atlantide 10...marzo duemilaessei...
Non avrei mai incontrato Andrea se non fosse stato per inevitabili parabole nella scena indipendente romana come "organizzatore" con la O minuscola di eventi più o meno grossi (
tranne uno...)
Per curiosità e un pò necessità ho scaricato il suo primo e per il momento ultimo album solista, Scaccomatto (Mescal, 2002) e ascoltandolo non ho potuto che pensare che fosse un bel disco e che lui fosse veramente bravo ma dal vivo si sa è tutta un'altra cosa... Andrea dal vivo è mostruoso... non è possibile descrivere quello che fa con il basso e come tiene il palco.
Il 10 marzo 2006 mentre tutti ballavano io a tratti imbambolato non riuscivo a capire cosa non andava. Era perfetto ma qualcosa non andava.

2. Locanda Atlantide 09 dicembre duemilaessei
Dopo quasi un anno eccomi qui a scrivere e appuntare i postumi del suo secondo concerto alla Locanda Atlantide organizzato da noi... che dire... stavolta avevo la macchina fotografica perchè fra qualche anno spero che per lui sarà il momento di sfondare seriamente. Se succederà io avrò le mie foto sgranate e potrò dire quella frase delle grandi occasioni...:
"io c'ero!".

www.andrara.com
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categoria:andrea ra, musica live
sabato, 09 settembre 2006
Frequentavo il 4 anno dell'Istituto Tecnico Agrario a Catania e la mia scuola era popolata da una fauna di studenti e professori talmente squilibbrati da fare invidia al peggior manicomio prima che li chiudessero. In quei giorni frequentavo un corso pomeridiano di Apicultura (una figata pazzesca!) e capitò che al posto di una lezione andammo a visitare un produttore a Zafferana Etnea. Insieme ad altri miei amici eravamo in macchina con lo Zio Alfio (prof. di Estimo...) sulla sua ultrasporca Hyundai Verde (non chiedetemi il modello!). Lo Zio Alfio... un "saggio isterico" con la faccia di Gargamella e i capelli bianchi, l'incazzatura facile e  assolutamente esilarante per noi...
Qualche qualche settimana prima mi era capitato di ascoltare per la prima volta Dark Side of the Moon, gridando entusiasta al mio amico che "era la musica che avevo sempre cercato". Naturalmente qualche giorno dopo era già un lontano ricordo anche se quel giorno in auto capii di essere di fronte ad una svolta... la musica scorreva e la riconobbi subito, sentivo echi di follia (Syd Barrett?) e fin qui tutto ok. Quello che veramente mi lasciò di stucco fu altro, fu il passaggio da "Money" ad un qualche brano di musica classica non identificato. Ci volle qualche minuto per capire non si trattava più l'album dei Pink Floyd che scorreva ma altro. In quel preciso istante mi resi conto che quel disco era assolutamente magico.

  2. La musica che ho sempre cercato
La musica che ho sempre cercato è quella musica che anche quando viene dimenticata non solo rimane parte di noi e condiziona le nostre scelte musicali... la musica che ho sempre cercato è quella musica capace di sconvolgermi sempre sia dopo anni che non viene ascoltata che nei periodi in cui viene ascoltata a ripetizione...
Dark Side of the Moon ne fa parte...
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categoria:memoria, pink floyd
sabato, 09 settembre 2006
Ci vuole proprio coraggio a fare quello che hanno fatto gli Easy Star All-Stars! Prendere due dischi come Dark Side of the moon dei Pink Floyd e Ok Computer dei RadioHead e farne due dischi reagee di tutto rispetto. Ci vuole proprio coraggio... diciamoci la verità... sarebbe come fare No Woman No Cry in versione hard rock stile Metallica o peggio ancora Iron Maiden: una cosa che non si potrebbe assolutamente sentire. La tranquillità e pace e le risate generate dall'hashish e dall'erba e la frenesia dello speed... come coinciliare le due cose?
La complessità musicale del progressive spinto dei Pink Floyd, i ritmi elettronici e asfissianti dei RadioHead come fanno a trasformarsi in ballate reaggee infinite e rilassanti?

  1. Il coraggio di interpretare...
Quando credi di aver visto e sentito tutto, quando pensi che la musica commerciale, e per commerciale si intende tutta quella venduta nei negozi!, sia sempre la copia di qualcosa, paragonabile a qualcos'altro. Insomma quando pensi che non ci sia via di scampo la musica ti stupisce e lo fa alla grande  "toccando l'intoccabile e sacro Dark Side of The Moon e stravolgendo un disco come Ok Computer già in cammino verso la santità...
La cosa che veramente stupisce è che non è possibile paragonare gli originali ai "nuovi" Dub Side Of The Moon e RadioDread. NO! Perchè sono veramente qualcosa di nuovo e in questo caso l'interpretazione più che tradimento è forma d'arte curiosa e strepitosa... qualcuno ha mai sentito parlare di Jonny Cash? Dice niente Hurt dei Nine Inch Nail rifatta da quel mostro sacro del Country che è Johnny Cash e ancora Personal Jesus dei Depesche Mode in chiave folk? Stairway to Heaven rifatta da Frank Zappa? In questi giorni le sto sentendo tutte, le cover che non sono poi tanto cover ma pezzi nuovi. E la musica che sta li a ricordarmi quanto sia eccezionamente capace di prendersi per il culo da sola e così andare avanti. La musica riflette se stessa diventando allo stesso tempo parodia ed esaltazione delle sue infinite possibilità...

www.easystar.com
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categoria:pink floyd, radiohead, johnny cash, intepretazioni
giovedì, 24 agosto 2006
Qual'è stato il mio primo album? Prima o dopo ad ognuno di noi potrà capitare di porsi questa domanda così apparentemente semplice. Per un'assiduo cosumatore di musica sarà certamente una domanda fondamentale utile a preservare la propria coscienza da crisi mistiche o depressioni croniche ancora allo stato lantete. Musicalmente parlando nessuno di noi è immune, nonostante si cerchi di nasconderlo non sarà difficile scoprire che molti di noi hanno qualche scheletro nell'armadio: dischi che non vorremmo avere mai comprato, o semplicemente pensato di comprare, dischi rinnegati, generi musicali interi cancellati dalle proprie preferenze. Anche io ho cercato di rimuovere questo mio scomodo passato cercando vendendo su eBay dischi e cassette di 883 e degli Articolo 31 con scarsi risultati: il gioco non valeva la candela. Fortunatamente il mio primo album acquistato non è ne degli Articolo 31 ne degli 883, e non nascondo il mio sollievo... il mio primo acquisto risale al 1995: "Lorenzo 90-95" una raccolta dei primi successi di Lorenzo "Jovanotti" che ancora oggi considero un bene nonostante lo ascolti di rado.

   1. Un problema di definizione
Per anni ho considerato quello come il mio primo album, come se da allora avessi iniziato ad ascoltare veramente musica perchè con il semplice atto dell'acquisto mi ero reso indipendente dalla televisione, dalla radio, dai JukeBox in spiaggia, da mio padre e dalla sua maledetta musica classica, dal Bolero, da tutto! Finalmeunte ero stato io a SCEGLIERE la musica che mi piaceva e che avevo voglia di ascoltare in qualunque momento. Il primo album, insomma, quello che veramente ti cambia la vita, quello che veramente è lui, cioè il primo album. Ma sara veramente cosi? Veramente il primo album è cosi determinante e speciale rispetto a tutta la musica che poi si ascolterà in seguito? La risposta è no... c'è un problema di definizione.

  2. The Dark Side of the moon
Perchè un disco, il primo disco, deve per forza svolgere un ruolo cosi determinate? Dopo tutto ad esso seguono inevitabilmente tutta una serie di scelte che con il tempo si rivelano sbagliate? Il nostro gusto musicale non è racchiuso necessariamente nel primo disco, al primo ascolto ma, invece, è un qualcosa che si affina con il tempo: è un processo. Ci troviamo di fronte ad un problema di definiozione: il primo album, infatti, non è il primo in senso cronologico ma il primo in ordine di importanza, può capitare che coincidano ma non è detto ed è molto raro. Il mio primo album è "The Dark Side of The moon" dei Pink Floyd.

www.pinkfloyd.co.uk
it.wikipedia.org/wiki/Dark_Side_of_the_Moon
www.ondarock.it - scheda gruppo
www.ondarock.it
- scheda disco
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categoria:memoria, pink floyd, jovanotti, lorenzo, bolero